Bolzano, Renon, Eagles, Egna: che stagione per l'Alto Adige!

Il Bolzano Sudtirol vince la EBEL al suo esordio nella lega austriaca (otto squadre dall’Austria e una ciascuno da Italia, Rep. Ceka, Slovenia e Ungheria); il Renon/Ritten conquista il suo primo scudetto vincendo la Elite A, la nuova denominazione del campionato italiano; le ragazze dell’E.V.Bozen Eagles trionfano per la prima volta nella EWHL (lega femminile dell’Europa centrale giunta alla decima edizione); l’Egna si impone nella INL, seconda lega austriaca dove hanno giocato anche le formazioni  slovene e quelle italiane di A2. Servirebbe Google maps o almeno una bussola per orientarsi.
 
Si sono orientati benissimo: Dieter Knoll, amministratore delegato dell’H.C. Bolzano Sudtirol, che ha azzeccato tutte le scelte a partire dal coach, Tom Pokel, e portando al Palaonda (l’impianto del capoluogo) 4.000 spettatori durante tutta la stagione e registrando il tutto esaurito (7.200 spettatori) nelle due partite casalinghe di finale contro il Salisburgo; Thomas Rottensteiner, presidente del Ritten Sport Renault Trucks (questa la denominazione ufficiale della società dell’altopiano di Renon), capace, dopo quattro finali perse, di azzeccare la miscela coach-stranieri-italiani e centrare addirittura la doppietta Campionato-Coppa; Max Fedrizzi, allenatore delle Eagles, che ha interpretato al meglio una stagione transitoria dell’EWHL; Teppo Kivela che, dopo le delusioni di Brunico (due stagioni da secondo ed una da head coach), ha trovato a Neumarkt/Egna l’ambiente e l’anno giusto per stupire vincendo la Inter-National-League.
 
E l’hockey italiano come esce da tutto ciò? Un’espressione popolare, ‘cornuto e mazziato’ (tradito dalla moglie e ucciso dall’amante di lei), rende pittoresca una situazione che altrimenti potrebbe essere definita tragica. E sia chiaro: nessuna colpa deve essere attribuita alle società altoatesine! Che il campionato italiano stesse stretto a Bolzano-città era evidente da lungo tempo, come è/era evidente che sta/stava stretto a Milano; in tempi diversi la FISG s’è espressa diversamente sul disagio delle due città-guida e, forse, il disastro ha origine proprio lì, nell’incapacità federale di dare all’hockey nazionale regole chiare, durature, inoppugnabili. Ora a tirare le fila c’è la lega (LIHG), espressione dei club attraverso i presidenti, assolutamente inaffidabile sul lungo periodo (i presidenti cambiano e con essi cambiano le idee di gestione), eppure necessariamente ascoltata dalla stessa FISG oramai ridotta a gestire le squadre nazionali, i campionati minori e quelli giovanili.
 
Registrate le imprese di: Bolzano Sudtirol, Bozen Eagles ed Egna (complimenti), si può passare al primo campionato vinto dal Renon. Chi ha visto le sei partite di finale non ha dubbi: lo scudetto non poteva che andare alla squadra di Collalbo. Il Val Pusteria ha lottato per prolungare quanto più possibile la serie, ma non ha mai dato l’impressione di potere approfittare del vantaggio di giocare in casa l’eventuale partita decisiva. I due portieri, Aubin per i giallo-neri di Brunico e Mason per i rosso-blu dell’altopiano, sono stati i principali protagonisti di tutte le sei gare di finale, ma il Renon, squadra allenata da Rob Wilson, ha sempre comandato il gioco lasciando agli avversari sporadiche occasioni diventate vincenti in gara 2 e 4 e questo ha prolungato la serie.
 
L’ultimo confronto, quello che ha assegnato il titolo, può essere preso a significativo esempio della superiorità del Ritten/Renon: parità nel possesso del disco, ma mentre il Val Pusteria rinuncia a costruire gioco buttando dentro e lavorando negli angoli sperando che la confusione favorisca qualche conclusione dei cecchini Scandella, Sirianni e Mc Leod, i futuri campioni cercano sempre la manovra con tutte e tre le linee messe sul ghiaccio. In particolare, ciascuna linea ha uomini adatti a compiti diversi: Johansson, Tudin e Daccordo lavorano ai fianchi gli avversari, Nelson, Ansoldi e Scelfo creano spazi senza rinunciare ad essere minacciosi, Siddall, Rissmiller e Spinell si distinguono come terminali offensivi di questa vera macchina da guerra. Indietro Ramsey, Gruber, Moisand, Guentzel (o, in alternativa Urquhart) e Rampazzo sono attentissimi e, quando qualcosa sfugge, Mason è pronto a rinverdire il suo passato in NHL. La finale, che poteva esaurirsi in quattro partite a causa dell’eclissi quasi totale dei transfer card pusteresi (Ling s’è visto soltanto quando penalizzato), è poi arrivata a gara 6 premiando la furia agonistica di Helfer, Borgatello, Oberrauch, la forma di Aubin e qualche lodevole iniziativa di Hofer e Bona: non abbastanza per battere questo Renon agonisticamente trascinato da un Dan Tudin strepitoso che tra qualche giorno potrà fare altrettanto per l’Italia nei mondiali di Minsk (Dan, canadese di nascita, da otto stagioni fedele alla squadra dell’altopiano, è italiano per matrimonio).
 
Un commento alla stagione degli altri protagonisti del campionato deve registrare tre club delusi (e un po’ anche deludenti) e tre soddisfatti per avere ottenuto dalla pista quanto preventivato.
 
I delusi sono Asiago, Valpellice e Milano sia pure con motivazioni o scuse diverse. Frustrati potrebbero sentirsi i veneti detentori del titolo per avere dovuto rinunciare, da metà febbraio, a Chris Di Domenico passato in Svizzera al Langnau e, nella fase decisiva, al portiere titolare Vincenzo Marozzi; ma considerando le buone prestazioni di Tura, il secondo portiere, e il potenziale della squadra, certamente non dipendente dal solo Di Domenico, rimane la frustrazione per un’annata inferiore alle attese. Disillusione è la parola giusta per la squadra valpellicese che, dopo una Coppa Italia ed una finale scudetto, ha perso la Supercoppa (trofeo in palio tra le squadre vincitrici del campionato e della Coppa), s’è fatta eliminare dal Renon in Coppa Italia e in campionato non ha superato i quarti. Anche qui ci sono giustificazioni: a febbraio se n’è andato in Svezia (Malmö) Brian Ihnacak, migliore marcatore del campionato con 81 punti (35+46) in 36 partite; poi ci sono stati alcuni infortuni ed il caso Maxwell (dieci giornate di squalifica al giocatore per un fallo di reazione che, visto il filmato, non preso in considerazione dall’organo giudicante,  sa di scelta persecutoria); tutto ciò non scusa lo smembramento della squadra precedente e non toglie al coach Flanagan l’accusa di avere poco utilizzato in regular season le quarte linee, ma contribuisce a spiegare il crollo di popolarità della Valpe, più preoccupante di una stagione sbagliata. Scornato è Milano finito addirittura fuori dai quarti; la squadra allenata da Insam, nonostante l’arrivo da Alleghe dell’ottimo Fontanive, ha avuto poche soddisfazioni da buona parte dei suoi transfer card, non ha mai brillato nell’impostazione del gioco e l’eliminazione precoce è stata soltanto la logica conseguenza di un anno da dimenticare per i tifosi e per il presidente Ico Migliore.
 
Cortina non è riuscita a contrastare il Val Pusteria per l’accesso alla finale, ma la squadra del tecnico Clayton Beddoes aveva già raggiunto il suo traguardo battendo per due partite a una il Valpellice nei quarti e mettendo in mostra un solido impianto con Stanislav Gron e Ryan Dingle mattatori in avanti. Solido e ben costruito anche il Vipiteno, giustiziere di Milano e poi fermato ai quarti dall’Asiago. Fassa in coda, ma era previsto che la squadra di Erwin Kostner disputasse un campionato di transizione dopo avere rischiato addirittura la scomparsa: dalla squadra di Canazei era difficile pretendere di più.
 
Complimenti al Briançon per la sua straordinaria vittoria nella Magnus. Complimenti ad Amiens e Grenoble che, a quanto pare, schiereranno due giocatori francesi che si sono ottimamente comportati in Italia nel fine stagione: si tratta di Kevin Dusseau e Maxime Moisand, il primo con il Valpellice e il secondo addirittura campione col Renon/Ritten. Ora l’attenzione si sposta in Bielorussia, nella capitale Minsk,  dove le 16 migliori squadre nazionali si disputeranno il mondiale: c’è da sperare che Mr. Pokel ripeta in azzurro almeno la decima parte di quanto fatto quest’anno in EBEL.
 
Queste le partite di finale del Campionato italiano 2013/14
gara 1

Val Pusteria – Renon/Ritten 1:4 (0:0, 1:2, 0:2)
Reti: 0:1 Matt Siddall (24.40), 1:1 Rob Sirianni (29.00 PP), 1:2 Dan Tudin (30.59), 1:3 Matt Siddall (40.18 PP), 1:4 Emanuel Scelfo (51.13).
gara 2
Renon/Ritten - Val Pusteria 1:2 (1:0, 0:2, 0:0)

Reti: 1:0 Eric Johansson (10.13), 1:1 Armin Helfer (23.09), 1:2 Giulio Scandella (29.05 PP).
gara 3

Val Pusteria - Renon/Ritten 2:6 (2:3, 0:1, 0:2)

Reti: 1:0 Thomas Erlacher (01.58), 1:1 Eric Johansson (09.01), 1:2 Matt Siddall (12.18), 2:2 Dennis McCauley (12.48), 2:3 Eric Johansson (19.34), 2:4 Maxime Moisand (35.17), 2:5 Thomas Spinell (46.47), 2:6 Gabe Guentzel (49.55),
gara 4
Renon/Ritten – Val Pusteria 1:2 d.t.s. (1:0, 0:0, 0:1, 0:1)

Reti: 1:0 Levi Nelson (12.10), 1:1 Giulio Scandella (41.02), 1:2 Armin Hofer (70.37)
gara 5

Val Pusteria - Renon/Ritten 2:4 (1:2, 1:1, 0:1)
Reti: 0:1 Trevis Ramsey (05.29 PP), 0:2 Matt Siddall (15.51), 1:2 Darcy Campbell (18.07 PP), 1:3 Patrick Rissmiller (21.01), 2:3 Max Oberrauch (31.35), 2:4 Matt Siddall (49.51 PP). 
gara 6
Renon/Ritten - Val Pusteria 4:1 (1:0, 1:0, 2:1)
Reti: 1:0 Patrick Rissmiler (01.27), 2:0 Matt Siddall (28.44 PP), 3:0 David Urquhart (41.55), 3:1 Christian Borgatello (59.35),  4:1 Luca Ansoldi (59.51 porta vuota)
 
Renon/Ritten: Mason (dal 59.51 Josef Niederstätter), Urquhart, Ramsey, Rampazzo, Gruber, Moisand, Tauferer.I, Ploner; Nelson, Siddall, Johansson, Tudin, Ansoldi, Rissmiller, Spinell, Scelfo, Daccordo, Kostner, Quinz, Tauferer.A.
Coach: Rob Wilson 
 
Val Pusteria: Aubin (Kosta); Helfer, Borgatello, Hofer, Campbell, Mair, Glira, Althuber, Elliscasis; Ling, Scandella, Oberrauch, O’Marra, Sirianni, McCauley, McLeod, Bona, Erlacher, Crepaz, Schweitzer, Tauber. 
Coach: Mario Richer