
Come se non bastasse, nell’ultima riunione della LIHG, la lega dei club, è stato rimesso in discussione l’accordo triennale, sottoscritto appena l’anno scorso da tutte le società, riguardante il tesseramento di giocatori provenienti da federazione estera. Contrari al mantenimento dei vincoli (in pista un massimo di 8 punti con gli stranieri valutati 1 punto ed i giocatori con doppio passaporto 1/2 punto) sarebbero soprattutto i club dell’Alto Adige favorevoli a ridurre la quota, ma la sola idea che la validità di un impegno sottoscritto, sia pure sotto forma di gentlemen’s agreement, possa essere annullata per scelta di una parte dei firmatari dice tutto sulle difficoltà di crescita dell’hockey italiano.
In attesa di sviluppi e del completamento dei rosters, è però possibile segnalare un gran movimento di giocatori sia in arrivo che in partenza. Cambiano anche alcuni tecnici: Stefan Mair non sarà più sulla panca del Val Pusteria, ma dirigerà il Cortina (Mc Kay scende in A2 al Merano), al suo posto a Brunico il finlandese Teppo Kivelä; al Renon arriva il canadese Greg Holst affiancato dal finnico Marko Leinonen. Confermati gli altri tecnici: Steven Mc Kenna ad Alleghe, John Tucker ad Asiago, Adolf Insam a Bolzano, Miroslav Frycer al Fassa, Mike Ellis al Valpellice, Oly Hicks a Vipiteno. Si attendono notizie dalle Aquile del Friuli.

Per ora nessun giocatore è in arrivo dalla Francia; fanno invece il cammino inverso: Jean François Caudron (Fassa –> Briançon), Bradley Smith (Fassa –> Morzine Avoriaz), Andrej Hocevar (Aquile del Friuli –> Angers), Sylvain Dufresne (Aquile del Friuli –> Grenoble), Anthony Aquino (Valpellice –> Grenoble). L’impressione è che tutti abbiano pescato giocatori validi: Hocevar ha finito la sua stagione in Friuli con il 90,1 % di salvataggi, insieme a lui giocava in difesa Dufresne (7 gol e 12 assist), buon organizzatore del power play, mentre Smith (9+6) è un terzino più difensivo; Caudron ha al suo attivo 39 punti (16+23) in altrettante partite, ma l’atout migliore potrebbe averlo scelto Grenoble con il maggiore dei fratelli Aquino: Anthony (17+32), chiamato a Brunico a metà stagione 06/07, ha poi giocato due anni a Pontebba e due nel Valpellice rimanendo sempre ai vertici della graduatoria dei marcatori (ottavo quest’anno).
Chiudo, per ora, con una riflessione su arbitri e regole. Avrete visto qualche partita dei Mondiali o della NHL, l’impressione, la mia impressione, è che siamo tornati alla ‘licenza di uccidere’. Dimenticata la ‘tolleranza zero’ in omaggio ad un preteso ‘spettacolo’, l’hockey si ripropone come sport per marcantoni che saettano in pista a palla di cannone; sono aumentati gli incidenti gravi, soprattutto le commozioni cerebrali, e, per vincere, invece di giocatori dalle grandi doti, serve un roster lunghissimo con un paio di killer e un provocatore in grado di far uscire dai gangheri gli avversari.
D’accordo, l’hockey non è fatto per le mammolette e la ‘tolleranza zero’ era una ridicola invenzione che consentiva ai direttori di gara malati di protagonismo di determinare un risultato; ma tra i due estremi c’è lo sport più bello del mondo dove ammirare virtuosismi tecnici, velocità di esecuzione e, perché no, forza fisica di interpreti geniali protetti da regole.
Quel che ho visto ai Mondiali e in Stanley Cup suggerisce di eliminare del tutto gli arbitri, divenuti inutili; perché non mettere in pista due ottimi linesman per i fuorigioco, le liberazioni vietate, i cambi irregolari e, con i soldi risparmiati, non si attrezzano meglio le ambulanze ed i servizi di pronto soccorso a bordo pista?





































